Geroglifici, la scrittura per immagini

La scrittura egiziana fu detta impropriamente dai Greci “geroglifica” cioè composta da immagini sacre perché appariva sulle pareti dei templi. Ciascun segno corrispondeva tanto a una parola quanto al suono di uno o più lettere. I Geroglifici erano cioè una lingua sia ideogrammatica che fonematica. Già dalle origini gli Egiziani adottarono anche una forma semplificata di scrittura corsiva, lo Ieratico, o lingua dei sacerdoti, mentre il popolo parlava, e forse scriveva, il Demotico.

L’Aldilà: nel regno di Osiride

Osiride era il mitico sovrano che, ucciso dal fratello Seth e resuscitato dalla sposa e sorella Iside, aveva concepito un figlio, Horus, vendicatore del padre e garanzia della legittima successione al trono del paese. Il nuovo Faraone si identificava dunque con Horus, mentre il Faraone defunto si identificava con Osiride. L’idea dell’Aldilà e della vita oltre la tomba furono poi, lentamente ma progressivamente, estese alla gente comune. La vita nell’aldilà riproponeva gli stessi schemi di quella terrena ed era governata con la stessa organizzazione gerarchica, a capo della quale era sempre Osiride, che come Re dei morti presiedeva il tribunale ultraterreno di fronte al quale l’anima del defunto doveva giustificarsi prima di accedere all’eternità, accanto agli dei.

Mummificazione: un veicolo per l’eternità

Perché l’anima continuasse a vivere dopo la morte era necessario che il corpo fosse perfettamente preservato. Le motivazioni della mummificazione ricorrono, ancora una volta nel mito di Osiride che, smembrato da Seth, viene ricomposto da Iside con l’aiuto di Anubi, ritrovando l’aspetto di un uomo vivo. Varie le tecniche: in quella più elaborata e costosa, il procedimento aveva una durata complessiva di 70 giorni. Il corpo subiva speciali lavaggi e trattamenti con aromi vari, veniva disseccato con un bagno di soda naturale e veniva infine avvolto in numerosi strati di bende di lino. La mummia veniva poi collocata in uno o più sarcofagi.


La tomba: una casa per l’immortalità

Chi ne aveva la possibilità si faceva costruire una tomba e preparava un ricco corredo funerario che era poi posto accanto al sarcofago. La tomba era considerata la “casa del Ka “ (parte immortale di cui gli Egiziani credevano che l’uomo fosse composto) ove esso dimorava dopo la morte del corpo e che era costruita per durare in eterno. Ma essa era anche il luogo di incontro tra i morti e i vivi, dove l’esecuzione dei rituali assicurava al defunto l’eternità e garantiva ai viventi che egli non sarebbe ritornato a vagare sulla terra. Le tombe si trovavano in necropoli fuori dai centri abitati. Per gli Egiziani il tramonto della vita era come il tramonto del sole: “andare ad Occidente” significava dunque morire.
Materna e misericordiosa, la dea Iside venuta dal mare.Iside è la fedele sposa di Osiride, che ne ricerca il corpo e lo ricompone, permettendogli di ritornare a nuova, divina vita. Il culto di Iside si diffonde portato dai marinai in molti porti mediterranei. Iside diventa la più importante divinità femminile del mondo greco-romano. Oltre che come madre e sposa devota, la dea compare prevalentemente nei popolari aspetti di Iside Tyche-Fortuna, “colei che vince il Fato e a cui il Fato obbedisce” e di Iside Pelagia, protettrice della navigazione. Una vivida descrizione della fede in Iside ci è stata tramandata nelle Metamorfosi di Apuleio, uno dei più famosi romanzi dell’antichità.


Quanti misteri nelle Piramidi!

Le 3 grandi piramidi di Cheope, Chefren e Micerino e la Sfinge, furono costruite intorno al 2500 a.C. nella piana di Giza. La Grande Piramide di Cheope fu costruita con 2.300.000 blocchi di granito del peso variabile da 2 a 15 tonnellate ciascuno; essa ha una base quadrata con i lati di 230,2 metri circa. La differenza tra le lunghezze dei lati è di pochissimi centimetri. Gli enormi blocchi, trasportati da grandi distanze, furono posti in loco anche ad altezze di 100-150 metri da terra. La spiegazione più plausibile di come gli egiziani abbiano potuto costruire una simile opera è che nell’antico Egitto c’era un’abbondanza di schiavi e che per sollevare i blocchi furono impiegate lunghissime rampe. Una tale spiegazione, sommaria e certo non totalmente convincente, ha permesso che nascesse, tra gli appassionati dell’Incognito e i dilettanti, il Mistero della Grande Piramide. Anche recentemente, un astropiramidologo americano ha sostenuto che le tre piramidi sono disposte come le tre stelle centrali della costellazione di Orione apparivano dalla Terra nel 10.450 a.C., e che le loro diverse proporzioni rappresentavano la magnitudine di tali stelle. Il che spiegherebbe come mai Micerino, ricco e potente almeno come gli altri due, si fosse limitato a farsi costruire un monumento grande appena la metà degli altri. Figura misteriosa per eccellenza, la Sfinge fa parte totale di tali leggende: sarebbero state ad esempio scoperte su di essa tracce di erosione da piogge violentissime, che però in Egitto non sono registrate da millenni.

La terra d’origine di tutti gli esoterismi

E’ tradizione di tutte le dottrine esoteriche e misticheggianti che in Egitto abbiano avuto origine la magia e i saperi occulti. Una tale tradizione ha origini nel ruolo diciamo culturale che l’Egitto ha avuto nel mondo antico. La Magia e l’Alchimia di cui si interessarono, per esempio, letterati e filosofi del nostro Umanesimo, avevano origine nel neoplatonismo alessandrino e nell’opera di un Sapiente leggendario, Ermete Trismegisto (che vuol dire in greco Il Tre Volte Grande) nel cui Corpus Hermeticum erano raccolti trattati speculativi oscurissimi. All’Egitto esoterico e misterioso si ispirarono e si ispirano, nei secoli, società segrete, gruppi di occultisti, maghi e ciarlatani di tutti i tipi. Il nostro Cagliostro, per esempio, fondò in Francia una sua Massoneria di Rito Egiziano. I Tarocchi, carte da gioco ma anche facile e popolare strumento di divinazione, furono detti al loro apparire di origine egiziana. Gli Zingari, la misteriosa popolazione nomade che comparve in Europa agli inizi del XV secolo, furono ritenuti provenire dall’Egitto: di questa tradizione rimane traccia nel nome inglese di Gipsies, cioè Egiptians.

Carter, Carnarvon e Tutankhamon: la leggenda continua

La più famosa scoperta archeologica nell’Egitto di questo secolo rimane quella della tomba del Faraone Tutankhamon, nella Valle di Re: opera di Howard Carter e del mecenate Lord Carnarvon. Una scoperta venata di leggenda in ogni suo particolare: un archeologo dal carattere indisciplinato e ribelle, che rimane senza lavoro per aver rimproverato turisti tanto maleducati quanto potenti e vendicativi; un lord inglese che, semi-invalido a causa di un incidente automobilistico, decide di svernare in Egitto e si improvvisa finanziatore di una campagna di scavi; dieci anni di inutili tentativi; la scoperta nel 1922 di una tomba inviolata o quasi, in cui è ammassato uno dei più grandi tesori lasciatici dall’antichità, documentata per la prima volta con abbondanza di riprese fotografiche e cinematografiche; la morte improvvisa o incidentale di tutti i protagonisti e comprimari della vicenda, che fa nascere la lugubre storia di una maledizione potentissima e invincibile.
Vera o falsa che sia, la leggenda di Tutankhamon e degli scopritori della sua tomba è tuttora tra le più appassionanti dell’intera archeologia.




STORIA,CLIMA,GEOGRAFIA
DA VEDERE
NOTIZIE
ALBERGHI
TOURS
CROCIERE
ESTENSIONI ESCURSIONI
MAR ROSSO
HOME
TORNA IN EGITTO
LE AGENZIE DI CORMORANO
SCRIVI A CORMORANO
LE OFFERTE SPECIALI