L a conquista singalese di Ceylon è narrata in forma leggendaria dal Ramayana, il grande poema epico indiano: essa sarebbe opera di un principe, Vijaia, proveniente dal nord dell’India con 700 uomini. L’arrivo di singalesi è documentato intorno al V secolo a.C.: sono essi che danno mano ai sistemi di irrigazione, scavano canali e creano le riserve d’acqua, i tanks, funzionanti anche oggi; è probabile che la capitale del Rajarata, il primo regno singalese, sia stata Anuradhapura. L’isola rimane tuttavia divisa in regioni e in principati o regni locali. Nel III secolo, Ceylon si converte al buddhismo. E’ ad Anuradhapura che viene fondato il primo grande monastero, centro di un potere spirituale sempre più forte. Giunge dall’India la reliquia del Sacro Dente di Buddha.
Nei secoli che seguono, Ceylon conosce lunghi periodi di guerre interne e di instabilità, e deve anche subire la forte pressione dell’India e degli stati Tamil. Cominciano poi a Ceylon i primi sbarchi di europei. Quella dei Portoghesi è un decisa penetrazione prima commerciale e poi anche politico-militare. Resiste il regno di Kandy, la capitale singalese fondata all’inizio del XVII secolo. Ai Portoghesi subentrano gli Olandesi della Compagnia delle Indie Orientali e agli Olandesi gli Inglesi, nel 1796. Kandy riesce a rimanere indipendente fino al 1815. Il potere coloniale inglese, non sempre bene accetto dalla popolazione, dura fino al 1948.
L’indipendenza di Ceylon non risolve gli infiniti problemi di una nazione alla ricerca di un difficile sviluppo economico e sociale. Quello del Primo Ministro diventa un potere disputato tra le grandi famiglie singalesi. Nel 1972 viene proclamata una nuova costituzione, che pur colorata di socialismo, ribadisce la supremazia dei Singalesi su Tamil e Mori. Cambia anche la denominazione ufficiale del paese, che diventa Sri Lanka, l’Isola splendente. Nasce cosí tra i Tamil l’idea di creare uno stato separato al nord, con centro a Jaffna. Nel 1977 scoppia una vera e propria guerra di guerriglia che provoca anche l’intervento dell’India e di un suo corpo di spedizione militare che arriva anche a 100.000 uomini.
A tutt’oggi il conflitto non può essere considerato chiuso anche se le truppe indiane si sono ormai ritirate. E’ per questo che alcune zone del nord e del nord est sono ancora chiuse al traffico turistico e ai visitatori stranieri.



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